BOATENG: SVOLTA EPOCALE O SOLITA RETORICA?

04.01.2013 15:35

Boateng e il Milan, abbandonano il campo dopo gli insulti razzisti ricevuti dal ghanese.

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Ormai, con una ciclicità imbarazzante, ci ritroviamo a parlare sempre del solito noioso e becero problema del razzismo negli stadi. Fiumi di inchiostro sono stati scritti, tutti hanno espresso il loro pensiero: giornalisti, opinionisti, calciatori, intellettuali, perbenisti e moralizzatori dell'ultimo momento. Ma il nodo della questione, dal mio punto di vista, è sempre lo stesso. Servirà un pallone scagliato con rabbia verso gli spalti dello stadio di Busto Arsizio, da parte del calciatore di origine ghanese, per mettere una volta per tutte al centro del dibattito politico nazionale la questione razzismo?

Si rimane sempre basiti, quando si assiste allo spettacolo di poche scimmie urlatrici, che anzichè godersi lo spettacolo e supportare la propria sqadra del cuore, sfogano le proprie frustrazioni dovute alla loro misera esistenza, in ululati che a mio modo di vedere, non insultano il calciatore di colore di turno ma il loro misero cervello. Ma non voglio cadere anche io, nella retorica spicciola. La domanda che mi pongo è questa: si affronterà sul serio il problema? O come sempre tutto questo parlare, servirà solo a scrivere qualche articolo di giornale e vendere qualche copia in più? Inoltre, siamo sicuri che se questo fosse accaduto, non in una semplice amichevole di un campo di seconda categoria, ma in una partita di cartello, o meglio ancora in Champion's League, tutto questo moralismo non sarebbe stato sopito, da un semplice "è sempre stato così e sempre lo sarà?".

Purtroppo siamo arrivati al punto, dove uno degli sport più belli del mondo, sicuramente uno dei più seguiti, non ha più nulla a che fare con quei valori sportivi che dovrebbero essere alla base della competizione. Si parla sempre meno di calcio giocato, e si entra sempre più negli anfratti privati della vita dei protagonisti. Ma peggio ancora, siamo sicuri che in una partita a San Siro, davanti a 60mila persone, la reazione e l'indignazione sarebbe stata la stessa? Perchè il calcio ormai è diventato solo business, si dice sia la terza industria per fatturato in Italia. Alla luce di questo, staremmo tutti dalla parte del Boa, o ci sarebbero quei soliti ignoranti dalla risposta facile che direbbero: "è un calciatore che guadagna milioni di euro, quindi dovrebbe tapparsi le orecchie ed avere un comportamento meno plateale e più da professionista?".

Ricordo tristemente, l'episodio di Zoro del Messina, calciatore ivoriano, ingiuriato qualche anno fa dai tifosi dell'Inter, sempre per il colore della sua pelle. La sua reazione fu rabbiosa, simile a quella di Boateng, ma quella era una partita ufficiale, sia i nerazzurri che il Messina, si giocavano molto, e il tutto finì con i soliti fiumi di retorica e il calciatore costretto a riprendere il suo ruolo in campo.

E' esercizio semplice e spesso sbagliato quello di condannare una comunità nella sua interezza; ci sarà molta gente di Busto Arsizio indignata per quello che è successo nell'impianto della propria cittadina, ma non è da sottovalutare, la provenienza geografica di questi insulti. Sento dire da tempo che è sbagliato mettere in mezzo la politica, quando si parla di cose frivole come il calcio, ma se la politica non interviene su episodi cosi gravi, mi chiedo quando deve farlo.  Molto più semplicemente, ormai è chiaro, come in determinate zone d'Italia, manca una certa cultura dell'accettazione del "diverso". Non a caso, la cittadina lombrada, dove è avvenuto il misfatto poco dista dalla città di Varese, roccaforte della Lega Nord, città natale di Roberto Maroni, non certo un politico che si è distinto negli anni per l'accoglienza ai migranti. 

Proprio per questo, anzichè indignarci oggi e girarci dall'altra parte domani, ricordiamo che questi personaggi, portatori insani di xenofobia e razzismo li abbiamo visti seduti in Parlamento, ricoprendo le più alte cariche istituzionali, sono gli stessi che per molti anni hanno prima legiferato e poi fatto proliferare quella cultura della non accettazione del vivere pacificamente nei confronti di gente proveniente dai più lontani paesi e delle più svariate etnie.

Chiederei a chi di dovere, di affrontare il problema una volta per tutte e di evitare di criminalizzare il calcio e sopratutto riempirci gli zebedei con questo moralismo insopportabile, con quella retorica spicciola che contraddistingue l'opinione pubblica ogniqualvolta si affronta l'argomento razzismo. Bisogna dare un taglio netto al passato, avere il coraggio di denunciare, e quotidianamente prendere le distanze non solo da chi si macchia di questi insopportabili comportamenti, ma sopratutto condannare quelle parti istituzionali, che non solo non fanno nulla per risolvere la questione una volta per tutte, ma anzi, istigano gli ignoranti nei loro comizi per poi fare le belle facce in televisione e minimizzare il problema. 

 


 

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